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Allevamento etico

L’allevamento è stato studiato e modificato negli anni in funzione del benessere animale, proprio per questo motivo è in costante aggiornamento e infatti, da novembre, frequento un corso grazie al quale ho imparato tra le altre cose, a leggere il linguaggio del corpo, cosa sia l’arricchimento ambientale e come gestire una corretta alimentazione.

Lo scopo principale di questo tipo di allevamento è far vivere bene i pappagalli che lo compongono non ottenere il maggior numero di pulli.
Dalla decisione di anteporre il benessere dei pappagalli derivano una serie di scelte quali:

  • lasciare che le coppie si formino spontaneamente senza imporre un compagno/a
  • non dividere le coppie (tecnica molto diffusa con i piccoli pappagalli)
  • non partecipare alle mostre
  • non praticare tecniche di maltrattamento quali tarpatura delle ali, scotch e simili
  • non utilizzare pettorine
  • non cedere pulli da imbecco
  • non allevare in batteria
  • non riprodurre soggetti consanguinei

I pappagalli vivono all’aperto in voliere, in colonia. Formare la colonia di Nymphicus hollandicus (calopsite) e di Agapornis non è stato semplice, non basta inserire un numero uguale di femmine e maschi. La riproduzione avviene in voliera e non viene in nessun modo stimolata con l’utilizzo di integratori vitaminici. Le coppie si riproducono un massimo di due volte nel corso dell’anno generalmente in primavera e in autunno. ll resto dell’anno è dedicato al relax e al gioco e all’interazione da parte mia con le coppie.

Questo lavoro costante di interazione mi ha permesso di abbandonare l’allevamento a mano e di ottenere i medesimi risultati in termini di fiducia, senza far subire ai genitori e ai piccoli stress inutili.

Sono arrivata a questa scelta perché nell’ultimo periodo prelevare i pulli dal nido mi pesava sempre di più, la ritenevo una cosa non necessaria e controproducente per genitori e piccoli. Spesso i pulli allevati con la tecnica dell’allevamento a mano manifestano nel corso della loro vita problemi comportamentali: questo perché manca completamente “la fase di socializzazione primaria” che solo i genitori sono in grado di assicurare loro. Mi sono rivolta ad un’esperta in questo campo, Nadia Ghibaudo, ed è così che è iniziata questa nuova avventura che reputo etica ed entusiasmante.

L’allevamento a mano è ad ogni modo un metodo che in caso di problemi durante lo svezzamento come morte dei genitori, può rivelarsi utile, qui potete leggere di cosa si tratta: Allevamento a mano